Risultati Cosmetici della Chirurgia Laser per Lesioni Neoplastiche della

Cute e dei Tegumenti di Transizione

G. Bandieramonte, P Lepera,  Scuola di Chirurgia Laser, Istituto Nazionale Tumori, Milano

PREMESSE

LA TERAPIA CHIRURGICA DI FORME NEOPLASTICHE E’ UNA PRESTAZIONE DI

    MEZZI E DEVE PRIMARIAMENTE RISPETTARE PRECISI OBBIETTIVI ONCOLOGICI

2. IN CASI SELEZIONATI, IL RISPETTO DI TALI  REGOLE PUO’ COESISTERE COL

    RAGGIUNGIMENTO DI OBBIETTIVI COSMETICI

3. QUANDO INDICATO E CORRETTAMENTE IMPIEGATO, IL LASER PUO’ ESSERE

    D’AIUTO NEL RAGGIUNGIMENTO DI ENTRAMBI GLI OBBIETTIVI

 

Regole Generali

1.Diagnosi istologica del tipo di lesione (Benigna, in situ, maligna)

2. Identificazione della morfologia (esofitica, piana, ulcerata)

3. Selezione della sede della lesione ove la chirurgia laser può essere competitiva

4. Selezione della strumentazione laser e del metodo d’impiego(distruttivo, escissionale, combinato)

 

Site of lesion

Cutaneous Critical Site: surgical concept

              Limited tissue amount for surgical resection

              Possible cosmetic or functional damage

              Plastic restoration frequently required

              Highest recurrence rates

        Destructive management preferable

CO2  Laser Surgery Methods of Application :.

1.Destructive (vap.)     A. Freehand

                                      B. Microscope

2. Excisional                  A. Freehand

                                      B. Microscope

3. Combined                  Destruct. + excis.

 

 

Advantages of Microsurgical technique vs Freehand

Magnified visualization of the target organ

Precise identification of the lesion borders

Stable delivery of the laser beam (finder, micromanipulator, foot pedal)

Tridimensional verification of the desired  tissue effect (WYSIWYG)

 

Advantages of Laser Excision vs Vaporization

Operatory specimen available for pathologic examination

Constant plane of  tissue ablation

Faster procedure (surface, not volume dependent)

Sealing of lymphatic and small hematic vessels in healthy tissue

 Avoiding smoke problems of cancer tissue evaporation

Combined procedure

Benign

1. Bioptic, conservative excision

2. Vaporization up to the surrounding tissue plane

3. Border welding under magnified vision

4. Perimetral shrinkage

Malignant

1. Complete excision (1-3 mm from visible borders) under magnified vision

2. Peripheral laser vaporization around the excised tissue

3. Border re-modeling up to the surrrounding tissue plane

4. Perimetral shrinkage

Lesions of the Nasal Region Main Indications for Laser Surgery

Benign

Rhinophyma

Epidermal nevus

Keratosis

Malignant

Intraepithelial SCC

BCC,selected)

Lesions of the Nasal Region: Blue nevus

Lesions of the

Auricular Region

Main Indications for Laser Surgery Benign

Pigmented 

Seborrheic keratosis

Actinic keratosis

 

Malignant

Intraepithelial  and initially

   invasive SCC

BCC (selected)

 

 

BCC of the Auricular concha

Lesions of the Eyelid Region

Main Indications

for Laser Surgery

Benign

Epidermal nevus

Seborrheic keratosis

Cyst

 

Dysplastic & Malignant

Actinic keratosis & dysplasia

Initially invasive SCC

Primary superficial BCC

  CONGENITAL NEVUS

Risultati Cosmetici della Chirurgia Laser per Lesioni Neoplastiche della Cute e dei Tegumenti di Transizione

 

CONCLUSIONI

 

Svantaggi

Costo dell’apparecchiatura

Norme di sicurezza

Addestramento all’uso esperto (no touch)

Allungamento dei tempi operatori

Minore manovrabilità del sistema operativo

 

Vantaggi

Precisione (controllo microscopico)

Chirurgia conservativa

Assenza di suture

Possibilità di modellamento cosmetico

Controllo della lesione neoplastica

 

 

 

 

Dal punto di vista clinico l’impulso maggiore alla crescente utilizzazione di queste nuove tecniche è stato apportato dalla moderna tendenza a trattamenti sempre più conservativi per il rispetto dell’anatomia e della funzione, col risultato di mantenere elevata la qualità di vita del paziente senza compromettere la completezza dell’intervento.

Il campo di applicazione dei laser si è progressivamente delineato fino a configurare una ben identificabile area di intervento oncologico. Dal 1981 ad oggi presso il Day Hospital dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori sono stati effettuati oltre 10.000 interventi chirurgici laser per patologia preneoplastica, virale e neoplastica iniziale nel distretto anatomico cutaneo, genitale maschile e femminile.

Grazie all’impiego del laser si è verificato un aumento degli interventi effettuabili senza la necessità di ricovero e una competitività nei confronti delle metodiche chirurgiche tradizionali.

Campi d’impiego

Cute. Per la possibilità di incisioni precise con l’uso combinato del microscopio operatorio, è stata messa a punto la tecnica chirurgica laser per l’asportazione di neoplasie maligne (carcinomi basocellulari, spinocellulari), borderline (cheratosi attinica) e benigne (nevi dermici, angiomi, ecc.) in sedi particolari quali la superficie auricolare, nasale, labiale, cuoio capelluto, areolare, periarticolare, periungueale, plantare. Di notevole interesse sono risultate le tecniche di exeresi sui margini palpebrale e perianale. L’asportazione di tumori in stadio T1 non infiltranti in queste sedi risulta conservativa dell’anatomia e funzione, senza usualmente la necessità della chirurgia plastica riparativa.

Il carcinoma palpebrale, per la stragrande maggioranza di tipo basocellulare, costituisce circa il 10% degli epiteliomi cutanei localizzati alla testa e collo. La prevalenza è condizionata dalla dose protratta di radiazioni ultraviolette della luce solare e dall’angolo di incidenza delle stesse sulla superficie cutanea.

Il rischio di epitelioma aumenta in soggetti di pelle chiara e con l'età. La frequenza di comparsa cresce dopo i 30 anni e raggiunge il massimo intorno ai 70. Il rapporto M/F  è di 6 a 4.

La presentazione clinica, per lungo tempo asintomatica, consiste in una lesione  piana o nodulare persistente, spesso ulcerata. L’ulcerazione sembra guarire e ricompare dopo qualche settimana o mese, allargandosi molto lentamente nel corso di mesi o anni, e se non trattata, infiltra il tessuto palpebrale a tutto spessore, i piani profondi e successivamente la regione orbitaria, senza dare metastasi. Il medico di base, il dermatologo, l’oncologo o l'oculista possono diagnosticare precocemente tali lesioni, utilizzando una biopsia incisionale per confermare l’istotipo e programmare il trattamento con l'obiettivo primario della guarigione definitiva della lesione mediante la totale asportazione o distruzione della stessa. Obiettivi secondari, non meno importanti, sono la preservazione dei contorni anatomici, della funzione ed il risultato cosmetico.

Varie metodiche sono state utilizzate nel trattamento, fondamentalmente di tipo distruttivo (diatermocoagulazione, crioterapia, vaporizzazione con laser, terapia radiante) ed escissionale (chirurgia tradizionale con o senza riparazione plastica, microchirurgia laser). Queste ultime, consentendo il controllo istologico della natura della lesione e della radicalità dell'escissione, possono ridurre il rischio di recidiva. Tale rischio dopo chirurgia tradizionale radicale è dell’4-6% in caso di margini di resezione negativi e sale al 16-48% in caso di margini positivi. Dopo asportazione non radicale o insuccessi terapeutici multipli, possono verificarsi recidive difficilmente trattabili, per il coinvolgimento dei tessuti profondi e degli spazi perivascolari o perinervosi.

La ricostruzione plastica sovente necessaria dopo asportazione chirurgia tradizionale richiede ricovero, anestesia generale, lunga durata e costi. La terapia radiante comporta ottime possibilità di guarigione, tuttavia associate ad atrofia cutanea, angectasie, perdita di ciglia, congiuntivite, difficoltà nel trattamento delle recidive.

La microchirurgia laser del carcinoma palpebrale costituisce una metodica innovativa recentemente sviluppata. Essa richiede un’accurata selezione dei soggetti e l’addestramento all’uso esperto del laser per un impiego combinato escissionale e distruttivo.

I carcinomi palpebrali che beneficiano particolarmente della microchirurgia laser sono quelli primitivi, superficiali o nodulari con scarsa infiltrazione, localizzati all'area cutanea del margine palpebrale e senza interessamento del limite congiuntivale. La localizzazione al canto interno è particolarmente competitiva, in quanto in tale sede il controllo microscopico consente il "cesellamento” della resezione chirurgica con rispetto delle strutture anatomiche e della funzionalità.

La metodica consiste innanzitutto nell’escissione della lesione con un margine laterale e profondo il più possibile in tessuto sano. Il campione chirurgico ottenuto consente la valutazione istologica sia della natura della lesione che della completezza dell'exeresi. La fase distruttiva tramite la vaporizzazione dei margini della ferita è un momento importante dell'intervento e conduce al completamento dell'emostasi, all’eliminazione di ulteriore tessuto contribuendo ad aggiungere sicurezza sulla radicalità alle informazioni fornite dall'esame istologico, ed infine a rimodellare la forma della ferita, ai bordi della precedente resezione. L'intervento è di breve durata, viene eseguito in anestesia locale e prevalentemente in regime di Day Hospital. Le medicazioni vengono eseguite dallo stesso paziente e consistono nella semplice applicazione di collirio o di polvere antibiotica e successivamente di una crema antiinfiammatoria. La guarigione conduce per seconda intenzione ad un ottimo risultato cosmetico: spesso residua un'area cutanea difficilmente distinguibile da quella circostante, con risparmio delle ciglia.

Questa metodica ha dato risultati (pubblicati sulla rivista Ophthalmology, luglio 1997), ottimi sia dal punto di vista oncologico (con basso rischio di recidive comunque trattabili con la stessa metodica o con altre), che funzionale, e cosmetico, valutati a distanza di oltre 5 anni di follow-up. Tali risultati sono ritenuti ancora più importanti se confrontati con quelli di altre metodiche per la possibilità di trattamento in anestesia locale e in regime di Day Hospital in unico tempo. E' quindi una metodica che ripetiamo, in casi selezionati e in mani esperte, consente il raggiungimento di tutti gli obiettivi del trattamento, compreso il limitato disagio per il paziente, anche anziano e con problemi generali, ed il contenimento dei costi per il SSN.

 

Riquadro: La microchirurgia laser

 

La chirurgia laser è una metodica terapeutica innovativa con indicazioni circoscritte e ben definite, con la possibilità di effettuare trattamenti distruttivi (vaporizzazione), escissionali (resezione) o combinati (associazione di entrambe). Il trattamento laser distruttivo è indicato raramente solo per lesioni la cui benignità è confermata anche istologicamente. Gli interventi chirurgici escissionali e combinati permettono di asportare porzioni di tessuto il cui esame istologico consente la verifica di natura della lesione e della completezza dell'asportazione.

Per i trattamenti citati, il laser può essere impiegato tramite un manipolo (modalità a mano libera, e ad occhio nudo) o in associazione ad un microscopio operatorio (microchirurgia). I vantaggi rispetto alle metodiche terapeutiche “tradizionali” sono strettamente connessi all’accuratezza della selezione preoperatoria, alla corretta indicazione e al grado di addestramento all’uso esperto della strumentazione.

La strumentazione per microchirurgia laser consente una più nitida visione a 15-20 ingrandimenti, permette la variazione dei parametri del laser (soprattutto CO2) secondo le necessità di incisione vaporizzazione e coagulazione, facilita il controllo dell’orientazione del fascio nel campo operatorio tramite un micromanipolatore, ed infine comanda l’emissione laser tramite pedale. Il chirurgo opera quindi con una triplice coordinazione occhi-mani-piede. Il sistema, dotato di notevole stabilità, è regolato in modo che il microscopio e il raggio laser abbiano coassialmente la stessa distanza focale, ed alla visione nitida della lesione corrisponda la massima resa del laser.

La metodica microchirurgica comporta in generale, rispetto alla chirurgia a occhio nudo, costi, ingombro dell'apparecchiatura, e complessità operative maggiori, ma migliora la definizione dell’estensione della lesione in superficie e profondità, consente la selezione del piano anatomico da incidere e quindi offre il vantaggio di estrema precisione nell’intervento. L’uso associato del laser migliora ulteriormente la resa del sistema stesso e costituisce un’evoluzione dell’impiego del laser tramite manipolo. Inoltre, dalla possibilità di identificare meglio i vasi grazie alla visione ingrandita, deriva un maggior controllo del sanguinamento, che a sua volta contribuisce a mantenere nitida la visione durante l’intervento.

Indicazioni all’impiego microchirurgico del laser sono interventi in alcune sedi critiche che richiedono precisione, rispetto delle strutture anatomiche e spesso risultati cosmetici, e che comportano difficoltà al trattamento delle recidive dopo terapie inadeguate. Tipici esempi sono le palpebre, il naso, la conca auricolare, il contorno ungueale, il contorno anale, i distretti genitali femminile (cervice uterina, vulva), e maschile (glande), il cavo orale, l’orecchio medio, il laringe. Nelle sedi citate questa metodica è particolarmente indicata per lesioni neoplastiche iniziali (carcinomi in situ o inizialmente invasivi), per le quali lo sforzo compiuto per la precocità della diagnosi deve essere compensato da un trattamento sicuramente completo, ma anche conservativo dell'integrità anatomica e funzionale.

 

 

In definitiva la chirurgia laser in Day Hospital consente:

a. il conseguimento di una considerevole riduzione dei costi relativi a:

            1. deospedalizzazione;

            2. eliminazione dell’anestesia generale;

            3. riduzione delle complicazioni chirurgiche per il minor sanguinamento e infezioni;

            4. riduzione della necessità di medicazioni;

            5. ridotta necessità di reinterventi curativi, correttivi o plastici riparativi.

b. aumento dei benefici per:

            1. lista d’attesa per i ricoveri di pazienti affetti da patologia più avanzata;

            2. tempi di ripresa dopo l’intervento nei riguardi dell’attività lavorativa;

            3. miglioramento della qualità di vita in rapporto ai metodi tradizionali.