Roberto
Puxeddu, Gian Peppino Ledda, Federico Argiolas *, Paolo Puxeddu
Sezione
di Otorinolaringoiatria, Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Trapianti
d’Organo, Università degli Studi di Cagliari, Ospedale “S. Giovanni di
Dio”, Cagliari
*
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Cagliari
Il
ripristino della normale funzione vocale rappresenta un importante obiettivo del
trattamento chirurgico delle lesioni benigne delle corde vocali.
Il
continuo progresso tecnologico dei laser e l’impostazione ottimale dei
parametri di potenza (inferiore al Watt), tempo di esposizione (millisecondi) e
modalità di emissione (superpulsato), cui consegue un ridotto danno termico dei
tessuti, associato all’impiego di micromanipolatori con spot focalizzato a
meno di 300 micron, hanno permesso una più sicura applicazione delle tecniche
laser alla fonochirurgia, tradizionalmente eseguita con strumentario freddo (5).
Parallelamente a tale sviluppo tecnologico, si è realizzato anche un progresso
nella conoscenza della microanatomia di base, della fisiologia della fonazione e
della fisiopatologia dei disturbi delle corde vocali, che trovano massima
espressione nei recenti studi sperimentali di Jiang et al. (21) e di
Chalabreysse et al. (6).
Il
crescente interesse nelle applicazioni fonochirurgiche del laser CO2 è
testimoniato dal progressivo fiorire della letteratura a riguardo (2, 14, 20,
28, 29, 32, 35, 43), sebbene solo pochi studi prospettici randomizzati abbiano
messo a confronto l’efficacia della microdissezione classica nei confronti
della fonochirurgia laser (2, 23).
E’
convinzione comune, tuttavia, che l’approccio alle corde vocali per lesioni
benigne, sia esso eseguito con strumentario freddo, come ben codificato da Marc
Bouchayer et al. (5), che con ausilio di laser CO2, debba essere quanto più
conservativo possibile, al fine di preservare al massimo la mucosa sana e lo
strato intermedio e profondo della lamina propria superficiale. L’estrema
ricchezza della componente cellulare costituita da fibroblasti (18), negli
strati più profondi della lamina propria, giustifica in questa sede, la
potenziale reazione cicatriziale all’atto chirurgico, cui può conseguire
l’irreversibile rigidità del rivestimento della corda vocale (43).
La
nostra esperienza sull’utilizzo dell’approccio fonochirurgico con ausilio di
laser CO2 ha avuto come presupposti un atteggiamento di massima prudenza nel
rispetto dell’ultrastruttura multistrato delle corde vocali e l’applicazione
della tecnica secondo Bouchayer, al fine di mantenere o ricostituire uno stato
anatomico e funzionale quanto più possibile prossimi a quelli normali.
La
fonochirurgia con ausilio di laser CO2, ha trovato indicazione nel trattamento
delle lesioni organiche acquisite e congenite quali:
·
Infiammatorie
noduli
polipi
edema dello Spazio di Reinke
granulomi
ectasie vascolari
·
Cisti cordali congenite e acquisite
·
Sulcus glottidis
·
Diaframmi congeniti e acquisiti
·
Paralisi cordali in adduzione.
Il
presente contributo si limita all’analisi delle tecniche chirurgiche e dei
risultati nel trattamento delle più frequenti lesioni cordali acquisite e
congenite (polipi, edemi, noduli, cisti e granulomi) con finalità
esclusivamente statistica.
L’indagine
è stata eseguita su 114 pazienti (età media: 52 anni), 53 uomini (46,49%) e 61
donne (53,51%), sottoposti dal medesimo operatore ad intervento di
fono-microchirurgia con ausilio di laser CO2 in microlaringoscopia diretta,
presso la Sezione Otorinolaringoiatrica del Dipartimento di Scienze Chirurgiche
e Trapianti d'Organo dell’Università degli Studi di Cagliari, nel periodo di
tempo compreso tra l’Aprile 1994 ed il Giugno 2000.
Abbiamo
sottoposto ad una nuova visita di controllo presso il nostro Istituto, tra
Maggio e Luglio 2000, 65 pazienti, 26 uomini (40%) e 39 donne (60%). L’età
media è di 46 anni. Il follow-up medio è di 1,85 anni con un massimo di 4 anni
ed un minimo di 6 mesi.
Il
work-up diagnostico pre e post-operatorio è stato rappresentato da:
·
anamnesi;
·
esame obiettivo laringeo;
·
registrazione videostroboscopica;
·
analisi elettroacustica della voce;
·
valutazione percettiva (psicoacustica) della voce;
·
valutazione del tempo massimo di fonazione (MPT).
L’anamnesi,
mirata alla raccolta di notizie riguardanti la patologia in esame, ha permesso
di valutare la preesistenza o la persistenza dell’abitudine al fumo,
l’eventuale presenza di reflusso gastroesofageo e un’attività lavorativa
caratterizzata da abuso vocale.
L’esame
obiettivo laringeo è stato eseguito con fibroscopio flessibile Olympus del
diametro di 3.5 mm. e fibroscopio rigido 90° Wolf.
La
registrazione videostroboscopica, condotta con stroboscopio Atmos (Endostroboscope
6) oppure stroboscopio Wolf (modello 5052), mediante ottica Wolf adattata a
telecamera Wolf (modello IP 67) e videoregistratore Sony U-matic (VO-5630), ha
permesso di valutare i parametri morfologici delle corde vocali (morfologia
dell’onda mucosa, entità della chiusura glottica e sua morfologia, profilo
cordale e motilità delle false corde).
L’analisi
elettroacustica della voce è stata eseguita mediante spettrografo
computerizzato Kay CSL 4300, con microfono posizionato a 20 cm. dalle labbra. I
pazienti sono stati invitati a fonare la vocale /a/ ad intensità di
conversazione, senza variazioni di intensità o di frequenza. Sono stati presi
in considerazione i 2 secondi centrali di ogni registrazione per evitare le fasi
di attacco e stacco vocale, spesso sede di maggiori variazioni. La successiva
analisi, mediata da un software (Multi-Dimensional Voice Program, Kay Elemetrics),
ha permesso la identificazione dei principali valori di: Fo (frequenza
fondamentale media), Jitter, Shimmer e N/H (Rumore/Armonica).
Il
Jitter (perturbazione della frequenza) e Shimmer (perturbazione dell’intensità),
vengono considerati utili indicatori di alterazione della fonazione (3, 9, 10,
12, 13). Essi definiscono le irregolarità del segnale glottico consistenti in
variazioni rapide, ciclo per ciclo, dei due parametri principali della voce:
frequenza ed ampiezza (9, 10) (“perturbations of pitch” degli Autori
anglosassoni). In particolar modo, Wuyts et al. (42) sottolineano l’importanza
del Jitter nella identificazione del Dysphonia Severity Index (DSI), un
possibile indice di valutazione della disfonia basato su una equazione i cui
elementi fondamentali sono: tempo massimo di fonazione, frequenza massima,
intensità minima e Jitter.
La
valutazione percettiva (psicoacustica) della voce, ottenuta mediante l’uso del
“Buffalo III voice profile”, ha permesso di
identificare, su una scala di 5 livelli, la gravità del disturbo vocale
e l’entità del disagio apportato al paziente (41).
Il
tempo massimo di fonazione (MPT), l’unico parametro aerodinamico considerato,
è stato registrato utilizzando un semplice cronometro.
L'intervento
fonochirurgico in MLSD è stato eseguito in narcosi con intubazione
oro-tracheale mediante tubo “armato” in materiale ignifugo del tipo
Mallinckrodt (I.D. 5.0-7.0). I microscopi operatori utilizzati sono stati uno
Zeiss Universal S2 e uno Zeiss S21 con focale da 400 mm. cui è stato adattato
un laser CO2 Zeiss OPMI 25, fino al Giugno 1998 e successivamente un laser CO2
Sharplan 1030, con un sistema di focalizzazione su micromanipolatore del tipo
Acuspot 712, che ha permesso di concentrare il raggio laser fino ad ottenere uno
spot di 270 micron.
Al
paziente, posto in posizione supina, sono stati applicati un paradenti in gomma
per l’arcata dentale superiore ed una protezione sugli occhi costituita da una
garza umida. Sono stati utilizzati laringoscopi Storz per laser-chirurgia, di
dimensioni variabili in rapporto alle condizioni anatomiche di ciascun paziente,
adattati al supporto per la sospensione come descritto da Kleinsasser (24).
L’esame
obiettivo-morfologico pre-operatorio dei 65 pazienti ha evidenziato la presenza
di lesioni semplici nel 72,3% dei casi (47 pazienti) e lesioni complesse nel
27,7% dei casi (18 pazienti).
Le
lesioni semplici erano così rappresentate:
·
polipo monolaterale nel 27,7% dei casi (18 pazienti);
·
edema bilaterale nel 15,4% (10 pazienti);
·
cisti nel 7,6% (5 pazienti);
·
granuloma aritenoideo nel 3,1% (2 pazienti);
·
nodulo monolaterale nel 3,1% (2 pazienti);
·
polipi bilaterali nel 3,1% (2 pazienti);
·
sulcus nel 3,1% (2 pazienti).
Le
lesioni complesse erano così rappresentate:
·
edema di Reinke con sulcus nel 4,6% dei casi (3 pazienti);
·
polipo e sulcus controlaterale nel 4,6% (3 pazienti);
·
edema di Reinke e leucoplachia nel 4,6% (3 pazienti);
·
polipo e leucoplachia omolaterale nel 3,1% (2 pazienti);
·
polipo con edema di Reinke nel 3,1% (2 pazienti);
·
edema di Reinke con cisti nel 1,5% (1 paziente);
·
cisti con nodulo nel 1,5% (1 paziente);
·
polipo con leucoplachia controlaterale nel 1,5% (1 paziente);
·
polipo con edema di Reinke controlaterale nel 1,5% (1 paziente);
·
nodulo con polipo controlaterale nel 1,5% (1 paziente).
Le
lesioni sono state raggruppate nelle seguenti 7 classi (Figura 1):
·
polipi 30,8% (20 pazienti;
12 F, 8 M);
·
lesioni complesse 27,7% (18 pazienti; 9 M, 9 F);
·
edema di Reinke 24,6% (16 pazienti; 12 F, 4 M);
·
cisti 7,6% (5 pazienti; 3 F, 2 M);
·
noduli 3,1% (2 pazienti; 1 M, 1 F);
·
granulomi 3,1% (2 pazienti; 1 M, 1 F);
·
sulcus 3,1% (2 pazienti; 1 M, 1 F).
Le
tecniche utilizzate sono quelle descritte da Bouchayer et al. (5), associate
all’impiego del laser CO2.
Nel
86,1% dei casi (56 pazienti) sono stati eseguiti interventi semplici.
Tali
interventi sono risultati così distribuiti (Figura 2):
·
exeresi semplice nel 29,2% dei casi (19 pazienti);
·
flap, suzione ed exeresi della mucosa eccedente nel 26,1% dei casi (17
pazienti);
·
flap mucoso nel 18,5% casi (12 pazienti);
·
flap e suzione nel 4,6% dei casi (3 pazienti);
·
mucosectomia nel 3,1% dei casi (2 pazienti);
·
flap ed exeresi di sulcus nel 3,1% dei casi (2 pazienti);
·
flap ed exeresi della mucosa eccedente nel 1,5% dei casi (1 paziente).
Nel
13,9% dei casi (9 pazienti) sono stati eseguiti degli interventi con tecniche
combinate. L’apposizione della colla di fibrina si è resa necessaria nel
corso di 9 interventi. In nessun intervento è stato traumatizzato direttamente
il legamento vocale ed è stato sempre rigorosamente perseguito il tentativo di
rivestire il legamento mediante flap mucoso al termine dell’exeresi della
lesione. Il tempo medio di degenza è stato di 3,1 giorni. All’atto della
dimissione, i pazienti sono stati invitati a riposo vocale assoluto per circa
una settimana, alla riabilitazione logopedica per una successiva corretta igiene
vocale, alla totale astensione dal fumo (dei 39 pazienti fumatori 25 hanno
ripreso a fumare) e sono stati sottoposti a trattamento dell’eventuale
reflusso gastroesofageo obiettivamente riscontrato nel periodo preoperatorio (26
pazienti) o postoperatorio (17 pazienti). I primi controlli postoperatori sono
stati eseguiti, il giorno successivo all’intervento e a distanza di 10-15
giorni, il controllo foniatrico è stato eseguito a distanza di 30 giorni
dall’intervento chirurgico al fine di valutare la necessità e il tipo di
riabilitazione logopedica. Nella presente esperienza, la riabilitazione
logopedica attiva è risultata indispensabile in 29 pazienti.
Note
di Tecnica Chirurgica
L’exeresi
è stata facilitata dalla medializzazione della lesione con micropinza in modo
da visualizzare la base di impianto (5). L’exeresi è stata condotta nel
rispetto della lamina propria superficiale, il legamento vocale o la mucosa
pericommissurale, al fine di evitare gravi esiti cicatriziali. Nella maggior
parte dei casi è stata preservata inferiormente, parte della mucosa di
rivestimento della neoformazione, al fine di ridurre quanto più possibile, o
totalmente, il tratto esposto del legamento vocale o addirittura dello strato
superficiale della lamina propria.
Il
trattamento chirurgico ha rappresentato l’approccio terapeutico di scelta
nell’edema dello spazio di Reinke. Anche secondo la nostra esperienza, la
tecnica del flap mucoso (5), eseguita con l’ausilio del laser CO2 e completata
dalla suzione del trasudato, è in grado di offrire le maggiori garanzie per un
rapido recupero della funzione vocale. L’incisione è stata condotta sulla
faccia superiore della corda vocale, così da evitare esiti cicatriziali che
coinvolgessero il margine libero o la faccia inferiore della stessa. Durante
l’intervento è stato possibile cauterizzare, con laser a bassa potenza (0,5-1
Watt), i molteplici capillari ectasici che frequentemente si riscontrano in
associazione all’edema. La preservazione della mucosa pericommissurale è
risultata indispensabile nel trattamento in tempo unico di entrambe le corde
vocali.
La
riduzione della massa vibrante conseguente all’intervento, è stata
generalmente seguita da un ripristino di un’onda vibratoria normale o quasi
normale, che è risultata tanto più sincrona bilateralmente quanto più
simmetrica è stata la riduzione della componente fluida e della mucosa in
eccesso. I margini di incisione, al termine della procedura chirurgica, sono
stati semplicemente affrontati o eventualmente fissati con collanti biologici
(colla di fibrina) o con spot multipli a bassa potenza (0,3 - 0,5 Watt),
procedimento quest’ultimo che non è stato possibile ripetere in modo costante
ed efficace in tutti i pazienti.
L’enucleazione,
con il rispetto della mucosa sovrastante e dello strato intermedio della lamina
propria, rappresenta il trattamento più corretto di queste lesioni (4).
L’incisione dello strato mucoso è stata eseguita, mediante laser,
lateralmente alla cisti con l’allestimento di un microflap mucoso in grado di
permettere la completa visualizzazione della neoformazione. La stessa
enucleazione è stata eseguita mediante laser nel caso in cui fossero presenti
tenaci aderenze di natura post-flogistica con il legamento vocale, costantemente
riscontrate nelle forme congenite. La preservazione della vascolarizzazione
dello strato mucoso del margine libero della corda vocale, della membrana basale
e delle fibre elastiche della lamina propria ha garantito buoni risultati
anatomici ed una rapida ripresa degli standard fonatori.
Il
trattamento chirurgico del granuloma aritenoideo è attualmente controverso (7,
16, 33) per l’elevata tendenza alla recidiva dopo approccio chirurgico. La
lesione presenta una localizzazione ed un quadro istopatologico caratteristici.
Interessa quasi costantemente la porzione mediale dell’aritenoide dove il
pericondrio, a stretto contatto con la mucosa per assenza della sottomucosa,
aderisce tenacemente alla cartilagine sottostante.
Nella
nostra esperienza, il granuloma era associato pressoché costantemente ad una
condizione di reflusso gastro-esofageo. L’incompleta adduzione delle corde
vocali, dovuta all’effetto “massa” svolto dal granuloma, è la causa della
disfonia che talvolta accompagna questa patologia. Il trattamento del granuloma
non può prescindere dall’abolizione dei fattori causali. La riabilitazione
logopedica e il trattamento antireflusso a lungo termine devono necessariamente
precedere e seguire l’approccio chirurgico. Il laser impiegato a bassa
potenza, salvaguardando il sottostante rivestimento pericondrale, permette
l’escissione del tessuto granulomatoso in campo esangue. Il numero esiguo di
granulomi trattati chirurgicamente (6/114) conferma la nostra riluttanza
all’approccio chirurgico, reso necessario o dall’aspetto obiettivo, dubbio
per lesione maligna, o su esplicita richiesta da parte del paziente di un
intervento di exeresi.
La
disfonia ipercinetica e l’abuso vocale ritenuti generalmente all’origine dei
noduli, vengono ben corretti dal trattamento logopedico. La chirurgia trova
indicazione quando i noduli raggiungono dimensioni cospicue, quando il disturbo
fonatorio è rilevante o se il trattamento logopedico si rivela insufficiente.
Riteniamo utile escludere un reflusso gastro-esofageo, recentemente proposto
come possibile causa dell’insorgenza dei noduli (25, 26, 37). La tecnica
chirurgica è stata la vaporizzazione a bassi valori di energia (2 Watt), con
rispetto della lamina propria.
Il
sulcus è un’invaginazione della mucosa superficiale nello spazio di Reinke,
il cui fondo aderisce più o meno tenacemente al legamento vocale. La sua
origine viene ricondotta all’apertura verso l’esterno di una cisti
epidermoide intracordale, nei primi mesi o anni di vita, che porta con
l’accrescimento della corda alla formazione di un solco (5).
Secondo
Ford (14), si possono distinguere tre tipi di sulcus: il tipo 1 è una variante
fisiologica accentuata dall’atrofia ma con lamina propria intatta, che
determina una minima alterazione dell’onda mucosa e della funzione vocale e
spesso non richiede alcun trattamento. Il tipo 2 (vergeture) è caratterizzato
da una perdita lineare della lamina propria superficiale. Il tipo 3 è una cavità
focale che si estende attraverso il legamento vocale interessando tutti gli
strati della lamina propria. Il tipo 2 e il tipo 3 determinano generalmente una
alterazione dell’onda mucosa e della funzione vocale che necessita di un
intervento chirurgico atto a rimuovere il tessuto alterato e a eliminare
la contrattura cicatriziale.
Il
trattamento mediante laser CO2 ha previsto l’incisione della mucosa lungo il
margine superiore e inferiore del sulcus e il successivo scollamento ed exeresi
dell’invaginazione dal legamento vocale.
Risultati
Nel
nostro studio abbiamo valutato le variazioni di F0 (frequenza fondamentale),
Jitter, Shimmer e N/H (rumore/armonica) tra il preoperatorio
ed il postoperatorio. I risultati ottenuti sono stati raffrontati con i dati
(F0, Jitter, Shimmer, N/H) relativi ad un gruppo di controllo costituito da 20
soggetti (10 M e 10 F), non disfonici e non affetti da patologia a carico delle
corde vocali, reclutati con criterio di casualità. La valutazione funzionale
eseguita sul gruppo complessivo dei 65 pazienti sottoposti a controllo ha
permesso di ottenere, per ciascun parametro esaminato, i risultati riportati
nelle Tabelle I-IV.
La
valutazione statistica dei risultati funzionali ottenuti è stata realizzata
mediante il Test dei Ranghi di Wilcoxon (40) e ha dimostrato in generale un
miglioramento statisticamente significativo (P<0,001) di tutti i parametri
analizzati. Il confronto delle variabili, eseguito mediante il Test di
Mann-Whitney (27), indica che non vi sono differenze statisticamente
significative nei due sessi, tranne che per i valori di frequenza fondamentale
(F0; P<0,001).
L’analisi
morfologica, eseguita mediante videostroboscopia, ha dimostrato, all’esame
postoperatorio, l’assenza di recidive ad eccezione per il gruppo dei granulomi
in cui sono state osservate 3 recidive su 6 del gruppo complessivo dei 114
pazienti. Sono state inoltre valutate le caratteristiche dell’onda mucosa, che
si è rivelata di dimensioni normali nel 92,32% dei pazienti, grande o piccola
rispettivamente nel 4,61% e nel 3,07% dei casi. La periodicità e la simmetria
dell’onda si sono rivelate regolari, rispettivamente, nell’89,23% e nel
92,30% dei pazienti. La chiusura glottica è stata completa nel 95,38% dei casi.
Il profilo delle corde vocali si è rivelato liscio e regolare nel 93,84% dei
pazienti. La motilità delle false corde è stata ritenuta normale nell’86,15%
dei casi, in lieve adduzione nel 13,85%. La modalità di vibrazione fonatoria è
stata del tipo corda-corda nel 100% dei casi.
Discussione
e Conclusioni
E’
opportuno premettere che, sebbene le tecniche fonochirurgiche, con o senza
ausilio di laser CO2, abbiano trovato univoco consenso, altrettanto non può
dirsi dei metodi di valutazione che devono essere costantemente impiegati nello
studio clinico della voce pre e postoperatoriamente al fine di un agevole
confronto dei risultati tra le diverse Scuole.
Il
Jitter (perturbazione della frequenza) e lo Shimmer (perturbazione
dell’intensità), vengono considerati utili indicatori di alterazione della
fonazione (1, 3, 8 -10, 19, 22, 36), tanto da venir impiegati quasi
costantemente nella valutazione pre e postoperatoria ai fini dei risultati
chirurgici (2, 15). La determinazione dei valori di Jitter e di Shimmer
nella pratica foniatrica ed in particolare nello studio delle disfonie,
introdotta a partire dalla fine degli anni '50, è stata recentemente rivalutata
ai fini fisiopatologici e clinici (2, 3, 9, 10, 12, 13, 22, 32). Più
recentemente, nel tentativo di fornire un metodo di confronto obiettivo
della qualità della voce, Wuyts et al. (42) hanno proposto un approccio
multiparametrico, il “Dysphonia Severity Index”, che si basa su
un’equazione i cui parametri fondamentali sono:
il tempo massimo di fonazione, la frequenza massima, l’intensità minima e il
Jitter, a conferma che le perturbazioni dei caratteri della voce sono a
tutt’oggi considerate valide ad un fine comparativo.
Benninger
(2), in uno studio prospettico randomizzato, nella valutazione dei risultati
chirurgici per lesioni benigne delle corde vocali, ha esaminato le variazioni di
Jitter, Shimmer e H/N Ratio, mentre Remacle et al. (32), in un recente studio
sui risultati della fonochirurgia con ausilio di laser CO2, si sono limitati ad
analizzare le variazioni tra preoperatorio e postoperatorio della Frequenza
fondamentale (F0), del tempo
massimo di fonazione (MPT), del quoziente di fonazione (PQ), dell’intensità
conversazionale e dell’intensità massima. Nel presente studio, ci siamo
limitati a valutare solo alcuni parametri funzionali quali Fo, Jitter,
Shimmer e N/H (Rapporto rumore/armonica). Jitter e Shimmer sono apparsi come
parametri obiettivabili che, seppur nella loro intrinseca variabilità
nell'ambito di uno stesso soggetto, hanno permesso di esprimere numericamente
modificazioni, in genere in senso migliorativo, dei livelli di perturbazione
della voce, in particolar modo della frequenza e della ampiezza, tra il pre ed
il postoperatorio. Anche il rapporto N/H è apparso facilmente interpretabile.
La
valutazione obiettivo-morfologica delle corde vocali, eseguita mediante la
videostroboscopia, ha mostrato una percentuale particolarmente elevata di
pazienti con onda mucosa normale o ampia (rispettivamente 92,32% e 4,61%) e una
bassa percentuale di pazienti nei quali l'onda mucosa risultava essere piccola
(3,07%), ma ancora adeguata.
L’impiego
del laser CO2 nel trattamento chirurgico delle lesioni benigne delle corde
vocali trova oramai ampi consensi (2, 17, 20,
23, 28-32, 35, 39). Per quanto riguarda la nostra esperienza, possiamo
affermare che l’utilizzo del laser CO2 nella chirurgia delle lesioni
benigne offre indubbi vantaggi che compensano ampiamente gli svantaggi riportati
in letteratura, i.e. danno termico eccessivo (43) che, alla luce dello sviluppo
di nuove tecnologie (Acuspot, microwattaggi, emissione “superpulse”),
riteniamo di gran lunga sorpassati. Il sistema di focalizzazione
su micromanipolatore (Acuspot 712), che permette di concentrare il raggio laser
fino ad ottenere uno spot di 270 micron con focale 400 mm, e l'utilizzo
di una modalità di emissione “superpulse”, permettono di ottenere un taglio
preciso con irrilevante danno termico che, nella nostra esperienza, è stata
indicata dall’Anatomo-patologo generalmente non superiore ai 50 micron, sul
pezzo operatorio. La tecnica di taglio con laser CO2, mediante medializzazione
della lesione, riteniamo ci abbia permesso il completo dominio dell’exeresi
con il massimo risparmio del rivestimento mucoso e del legamento. Purtuttavia,
l'esperienza maturata nella tecnica tradizionale ha rappresentato un elemento
imprescindibile al fine del raggiungimento di risultati quanto più funzionali
possibile.
Nel
gruppo complessivo dei 65 pazienti del nostro studio è evidente un
miglioramento statisticamente significativo di tutte le variabili acustiche
prese in esame.
Per
quanto riguarda la logoterapia, a nostro parere essa è un indispensabile
proseguimento della fonochirurgia soprattutto nei pazienti in cui è necessario
sopprimere la disfonia ipercinetica compensatoria derivante da meccanismi
centrali di abitudine.
Altrettanto
importante per un ottimale recupero vocalico è l’astensione dal fumo ed il
trattamento di un eventuale reflusso gastroesofageo (11, 25, 38).
Considerati
i risultati morfologici e funzionali ottenuti nei pazienti del nostro studio,
possiamo concludere che un ottimale recupero vocalico è il risultato
dell’opera congiunta di più fattori, non ultima una buona compliance del
paziente.
Per
quanto riguarda le complicanze riportate in letteratura come derivate dall’uso
del laser (34, 43), l'attenersi scrupolosamente alle norme di sicurezza più
elementari (impiego di tubo endotracheale “armato” con rivestimento
ignifugo; F.i. O2 compresa tra il 27% ed il 30%) ha permesso di non riportare
alcuna complicanza nei nostri pazienti.
Molti
Autori ritengono che il laser CO2 rappresenti una valida alternativa alle
tecniche fonochirurgiche convenzionali, per il trattamento delle lesioni benigne
delle corde vocali (2, 17, 20, 28, 29, 31, 32,
35, 39), inoltre gli unici contributi scientifici che si possono reperire
in letteratura nei quali sia stata eseguita una rigida randomizzazione dei
pazienti (chirurgia laser vs chirurgia tradizionale) hanno dimostrato
l’efficacia e la sicurezza del laser CO2 nella fonochirurgia
laringea (2, 23).
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|
|
M |
FO (Hz) DS |
Min |
Max |
|
Preoperatorio Postoperatorio Sani |
140,101 192,156 174,35 |
33,71 58,33 49,50 |
88,456 103,374 119,85 |
215,486 346,200 252,63 |
|
|
M |
Jitter(%) DS |
Min |
Max |
|
Preoperatorio Postoperatorio Sani |
4,776 0,636 0,699 |
2,53 0,29 0,47 |
0,95 0,15 0,28 |
16,40 1,62 1,88 |
|
|
M |
Shimmer DS |
(%) Min |
Max |
|
Preoperatorio Postoperatorio Sani |
6,078 3,544 3,916 |
1,29 1,08 1,54 |
3,57 1,59 1,30 |
9,48 6,58 7,05 |
|
|
M |
N/H (dB) DS |
Min |
Max |
|
Preoperatorio Postoperatorio Sani |
0,341 0,112 0,153 |
0,19 0,02 0,03 |
0,080 0,070 0,112 |
1,150 0,190 0,215 |
Figura 2: Interventi eseguiti.