CHIRURGIA LASER DEL TUMORE PRIMITIVO DEL PENE

G. Bandieramonte, Istituto Nazionale Tumori, Milano

 

Metodiche conservative quali diatermocoagulazione, criochirurgia, radioterapia, chemioterapia o coagulazione con laser Neodimio-YAG, presentano tutte una fondamentale limitazione: sono di tipo distruttivo e non consentono quindi di realizzare l’exeresi dell’intera lesione e la verifica sia della diagnosi finale che della completezza dell’intervento. Tale valutazione istologica risulta necessaria per stabilire la necessità di ulteriore trattamento in caso di asportazione incompleta. In difetto di verifica istologica, il giudizio sull’adeguatezza dei trattamenti distruttivi viene quindi lasciato al follow-up clinico, con l’eventuale integrazione da parte di biopsie eseguite nella zona trattata, non sempre rappresentative della lesione in toto. In tali condizioni, l’indicazione alla necessità di ulteriore trattamento viene posta sulla base dell’esame istologico solo di una singola porzione della malattia e con possibile ritardo.

La tecnica di resezione microchirurgica con CO2 laser nel trattamento delle lesioni del pene si propone di superare tali limitazioni, e di raggiungere due obiettivi: il controllo della malattia e la conservazione dell’integrità anatomica e funzionale dell’organo.

 

Metodi

Il laser CO2, specificamente assorbito dalla componente idrica dei tessuti, svolge il suo effetto sul punto di impatto tessutale. La precisione di tale effetto viene incrementata dalla micromanipolazione del raggio sotto controllo microscopico. La visione nitida nel punto focale del microscopio consente di stabilire l’angolazione più opportuna del raggio laser (ortogonale ai margini di resezione laterali e a 45° al margine profondo) rispetto al piano chirurgico selezionato. Questo vantaggio è ancora più apprezzabile quando si operi su superfici particolarmente sfavorevoli all’ottenimento di un’escissione a spessore regolare, quali quelle concave o convesse rappresentate dal solco balano-prepuziale e la superficie curva del glande.

Sulla base della natura istologica, della sede e dell’estensione delle lesioni, si possono effettuare interventi con tre modalità:

distruttiva semplice (vaporizzazione);

escissionale superficiale;

combinata (associando escissione e vaporizzazione).

La modalità distruttiva (vaporizzazione) è indicata per lesioni virali da HPV, prevalentemente subcliniche maculari, previamente accertate con esame istologico. La modalità escissionale viene utilizzata in tutti gli altri casi, con le varianti parziale o totale della resezione superficiale.

La resezione superficiale parziale è indicata per l’asportazione di lesioni di natura displastica, inizialmente invasiva, di estensione limitata, nelle sedi prepuziale, solco balano-prepuziale e/o glande. Il riscontro istologico della lesione displastica o neoplastica sui margini laterali di resezione, richiede un ulteriore trattamento di radicalizzazione, realizzabile in un secondo tempo tramite l’escissione fino all’intera superficie del glande.

L’anestesia, usualmente locale, viene eseguita per infiltrazione sotto e peri-lesionale con carbocaina (soluzione al 3%) addizionata a noradrenalina (diluizione 1:200.000).  Il laser viene utilizzato alla potenza di uscita di 15 W in emissione di energia continua o pulsata. Vengono impiegati una lente focale da 250 mm, uno spot di 1 mm, e densità di potenza di 7.000-8.000 W/cm2. L’ingrandimento del microscopio è da 6 X a 20 X.

L’intervento ha inizio delimitando la lesione da asportare mediante un solco di incisione che cade a circa 5 mm dal margine visibile della stessa.  La profondità del solco viene verificata sotto la visione diretta  del microscopio operatorio, dipende dalla natura della lesione, con un limite di circa 2,5 mm, oltre il quale, per la presenza di abbondante vascolarizzazione dei corpi cavernosi, diviene difficile il controllo dell’emostasi. Completata l’esecuzione del solco perilesionale, si solleva un suo margine con pinzette per microchirurgia e si prosegue con l’incisione del margine profondo. La linea di incisione laser viene effettuata sopra il piano chirurgico del corpo spongioso, in modo da mantenere uniforme lo spessore del campione chirurgico.

Dopo il distacco del campione chirurgico, viene eseguita usualmente la vaporizzazione di ulteriore tessuto eccentricamente al margine laterale della resezione mediante laser defocalizzato per un tratto di 3-4 mm. Tale procedura, combinando l’escissione al trattamento distruttivo periferico, migliora il controllo del sanguinamento, elimina il dislivello ai margini della resezione conducendo ad un miglior risultato cosmetico ed infine assicura una maggior completezza all’asportazione della lesione.

La resezione superficiale totale viene impiegata nelle forme displastiche o inizialmente invasive particolarmente estese o plurifocali che interessino più di metà della circonferenza del prepuzio, solco e/o glande.  Il campione chirurgico ottenuto, consente di decidere l’orientamento terapeutico successivo all’intervento. Il riscontro istologico di tessuto sano ai margini laterali e profondi della lesione asportata, anche in presenza di micro-invasività della neoplasia, consente di considerare completo l’intervento.

Se il margine profondo di resezione cade in tessuto patologico, è necessario un trattamento complementare usualmente di tipo radiante.

L’intervento può essere effettuato sia in anestesia locale che generale. Esso comprende l’asportazione di tutta la superficie del glande dal meato uretrale al solco balano-prepuziale, può comprendere anche la circoncisione, ed ha una durata media di 50-60 minuti. Le superfici curvilinee del solco balano-prepuziale e del meato uretrale richiedono particolare accortezza nel mantenere costante l’angolazione del raggio rispetto al piano di incisione. 

La ferita chirurgica, dopo resezione parziale o totale della superficie del glande viene lavata con garze sterili imbevute di soluzione fisiologica, per eliminare il residuo carbonioso, in seguito viene lasciata guarire per seconda intenzione, senza punti di sutura né apposizione di lembi per la riparazione plastica della superficie cruenta. Le cure postoperatorie consistono usualmente nell’impiego di gel anestetici e garze di tulle grasso.  Il catetere vescicale ed il trattamento antibiotico delle vie urinarie sono consigliati in caso di resezione del tratto terminale del meato e del canale uretrale.

 

Attualmente, presso l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, la microchirurgia con CO2 laser costituisce il trattamento di prima scelta nelle lesioni preneoplastiche del pene.

Le lesioni neoplastiche inizialmente invasive suscettibili di trattamento conservativo vengono accuratamente selezionate. La chemioterapia di tipo neoadiuvante (secondo lo schema VBM) viene programmata per la riduzione dell’estensione della neoplasia invasiva in fase superficiale o vegetante, allo scopo di rendere possibile nei casi responsivi il trattamento conservativo mediante microchirurgia laser. Il trattamento sequenziale chemioterapia – microchirurgia laser escissionale conservativa ha sostituito quindi in numerosi casi l’indicazione a trattamenti demolitivi anche minori, quali  la glandulectomia, o l’amputazione parziale del glande.

I trattamenti vengono effettuati per lo più in regime di  Day Surgery consentendo, a fronte del costo iniziale della strumentazione, una riduzione dei costi di ospedalizzazione. L’accettabilità da parte del paziente risulta elevata per la minor perdita di giornate lavorative, un miglior rapporto con la malattia neoplastica e notevole miglioramento della qualità di vita. La conservazione anatomo-funzionale del pene evita al paziente una menomazione importante e potenzialmente in grado di  provocare turbe psichiche tali da condurlo, in casi estremi, fino al suicidio.

 

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

1)    Bandieramomte G., Lepera P., Marchesini R., Andreola S., Pizzocaro G.: Laser microsurgery for superficial lesions of the penis. J. Urol. 1987 Aug; 138 (2): 315-319.

2)    Pizzocaro G., Piva L., Bandieramonte G., Tana S.: Up-to-date management of carcinoma of the penis. Eur. Urol. 1997; 32 (1): 5-15.

3)    Pizzocaro G., Piva L., Tana S., Bandieramonte G., Colavita M.: Cacinoma del pene. Argomenti di Oncologia, 17: 353-364, 1996.

4)    Tietjen D. N., Malek R. S.: Laser therapy of squamous cell dysplasia and carcinoma of the penis. Urology 1998 Oct. 52 (4): 559-565.

5)    Muro Vidaurre I., Hernaez Manrique I.Sanz Jaka J. P., Rekarte Barriola J. A., Lluch Costa A.: Verrucous carcinoma of the penis: local excision with the Mohs micrographic technique. Arch. Esp. Urol. 1996 Nov; 49 (9): 959-964.

6)    Bandieramonte G., Boracchi P., Pizzocaro G.: “Lesioni preneoplastiche e neoplastiche iniziali del glande” cap. 54 pag. 296-300 in “Testo Atlante di Chirurgia Laser” Bandieramonte G., Gagna G., UTET, Torino 1992.

7)    Bandieramonte G., Santoro O., Boracchi P., Piva L., Pizzocaro G., De Palo G.: Total resection of glans penis surface by CO2 laser microsurgery. Acta Oncol., 27: 575-578, 1988.

8)    Filiberti A., Bandieramonte G., Tamburini M., Pizzocaro G., Ventafridda V.: Psychological aspects of conservaative laser surgery for penile dysplasia or superficial neoplasia. Br. J. Sex. Med. 14: 312-314, 1987.